di Marco Nardini

 

“Ancora immagini delirio, un sentire un po’ da niente, carne aperta, bocca socchiusa a baciare il finestrino lasciando l’impronta, mi viene in mente l’atto di dolore, tu continui, ansimi, mio dio mi pento e mi dolgo con tutto il cuore, esci, aspetti, bevi, ti avvicini, perché peccando ho meritato i tuoi castighi. Il tuo odore, fumo e sudore fra i capelli da indiano.  E molto più perché ho offeso te. No, non mi hai offeso. Scivoli dentro. Caccio un urlo, bravo e  veloce, una lacrima  scende nell’incavo dei seni, ne avevo tanta voglia, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, non piangere, sei stata brava. Infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, ripeto. Mi gira la testa, non sento l’ultimo mozzicone che mi spegni sulla schiena. Propongocoltuosantoaiutodinonoffendertimaipiù, che memoria, ti ricordi queste cose della dottrina? Edifuggireleoccasioniprossimedipeccato, sei di nuovo dentro?  non vuoi più peccare, non è peccato, è un reato contro la morale del non fatto, del decente, del buon gusto, del non perdente. É un agguato, un girotondo al fato. Anestetizzata ho barlumi di ricordi, non palesemente concordi. Come ci siamo arrivati? Bruciature.”

 

 

Questo è un passo dell’ultimo libro di Francesca Mazzucato, L’anarchiste (Aliberti editore), che non trovate nell’ultimo libro di Francesca Mazzucato. Ma sono parole di quel romanzo, della sua prima stesura, che poi sono state modificate, rimescolate, adattate a quella che è la versione definitiva del testo che trovate nelle librerie a partire dal 21 settembre. Sono parole che mi hanno colpito, parole di un gioco che ha coinvolto la protagonista sequestrandole tutto il suo sangue e ridandoglielo indietro alla resa dei conti. Parole che testimoniano il dolore, l’ossessione e l’incoscienza della storia raccontata.

Storia che io non ho letto, come nessun altro, perché il libro non è ancora uscito e le uniche cose che conosco di questo “oggetto” sono frammenti che di tanto in tanto Francesca mi narrava. E una copertina ricevuta in anteprima, che ti prende immediatamente. E un risvolto di copertina che cattura l’attenzione per avvicinarti alla storia e farti cominciare ad aprire la bocca di sbigottimento.

 

Ma passiamo all’autrice. Perché quella che ho il compito di fare non è una recensione a un libro che non ho letto, ma è un’intervista (la prima, in occasione dell’uscita di questo nuovo romanzo) a Francesca Mazzucato. E la cosa, se ci penso, mi sembra anche abbastanza ridicola, visto il tempo infinito che lo scorso inverno abbiamo passato insieme a chiacchierare, conoscerci e dividere lo stesso tavolo di un bar vicino casa di entrambi. Ma ho un impegno, e lo devo rispettare. E per far ciò si ha bisogno della più totale concentrazione. Pertanto, cominciamo pure a mantenere una certa distanza regolamentare, dandoci del lei e facendo sul serio.

 

Gentile Mazzucato, benvenuta nel mio foglio html. Partiamo male, credo, visto che questi html, www, http, e chioccioline varie non le vanno più tanto a genio…

 

Gentile Nardini sono lieta di essere ospitata nel suo foglio html. É una scelta del tutto personale tenermi lontana dalla rete tranne per qualche occasione speciale come questa, la prima intervista in assoluto sul web. Ho fatto una immersione di web esagerata. Come esagerate sono spesso le cose che racconto. Ho lasciato vagare nel pc un ego che non mi sembrava ma era onnipresente, ipertrofico e vorace. Ho bisogno di silenzio. Di concentrarmi, come dice Rodney Smith, insegnate laico di meditazione, molto politico, che ho scovato in un angolo splendido del web non essendo io a Seattle. Come dice Smith, ho bisogno di concentrarmi sull'unica meditazione possibile "to be here and now". Essere nella realtà, starci sul serio e trattare con le cose così come sono. Per questo la scelta.

 

 

 

 

 

 

 

In esclusiva per Chic Trills, la copertina de L’Anarchiste, il nuovo romanzo di Francesca Mazzucato che sarà in tutte le librerie da mercoledì 21 settembre.

 

C’è un’abbreviazione, invece, che ultimamente (vedi rivista Anna di qualche mese fa) le si addice molto di più: lei è entrata ufficialmente nell’elenco del Who’s Who mondiale, diventando una vera e propria V.I.P.!

 

Caro Nardini, grazie ma era solo il Who's Who italiano e non sa come me ne dolgo. E la sezione delle scrittrici. Siamo state inserite in un certo numero. Farà fede il giornale perché il volume costa oltre 200 euro e non lo comprerò mai. Spero di poter conoscere Briatore e che mi regali un paio delle sue famose "ciabatte esclusive". Adoro portare ciabatte in inverno. Potrà chiamarmi VIP quando le calzerò. E in ogni caso si senta lusingato per questa anteprima che le concedo anche se ora calzo normali ciabatte da discount.

 

 

Ma il suo mestiere non è quello di scaldare i divani dei salotti della Roma bene, lei fa la scrittrice e l’unica cosa che può scaldare è la poltroncina davanti al computer. Quanto l’ha trattenuta col sedere sulla sedia, questo nuovo lavoro?

 

Un anno, forse qualcosa di più. Molte riscritture. Le ultime dolorosissime e faticose.

 

Quale vorrebbe che fosse il primo pensiero ad apparire nella testa di chi ha appena letto L’anarchiste?

 

Che è una narrazione coraggiosa. Che appare una Bologna bella, liquida, alcolica ed erotica.

 

Perché lo reputa il suo romanzo più completo?

 

Non lo reputo. Sono cose che scrivono gli editori. E vanno bene queste cose. Sono le parole che vogliono dire tutto e niente.. Io non lo reputo. A lei, su questo foglio html con sincerità posso dirlo. Poi mi sentirà reputarlo in tanti modi ma non si scomponga. L'unica cosa è che ci sono dentro. Tutta. Con nome, cognome, devastazione alcolica, desiderio. Amore, strade, amanti, cocaina, popper e altro.

 

 

 

La prima volta che abbiamo avuto a che fare, io e lei, era per un’intervista radiofonica nella quale suscitò il nostro stupore ammettendo di voler regalare un mazzo di rose a Bertrand Cantat, voce dei Noir Desir, che aveva appena ucciso la sua fidanzata. Ora leggo sul risvolto di copertina che ad accompagnare la storia raccontata nel libro c’è proprio la musica dei Noir Desir. Cosa la lega così tanto a lui (a loro)?

 

Cantat è presente in certi momenti di "delirio onirico e alcolico" anche nel romanzo. Intanto è una storia vera e il protagonista somigliava a Cantat, quindi era bellissimo. Secondo, seguivo da tempo i Noir Desir. Terzo,  non ho mai pensato che lui abbia ucciso con la volontà di uccidere. Penso che entrambi vivessero un amore spinto al limite che, con l'aiuto di sostanze psicotrope può portare ad azioni inconsulte. Penso che amassero costeggiare il baratro. Anche a me è piaciuto farlo. E ci sono rischi. Penso di avere rischiato quello che è successo a Marie. Penso di averlo desiderato (come dice la Duras, nella passione "tu me tues tu me fais du bien”). Penso che tutto questo sia una visione letteraria. Che nella realtà le percezioni siano diverse e rispetto profondamente il dramma della sua famiglia. Ma rispetto anche il passato e spero il futuro dell'uomo Cantat. Che continua ad eccitarmi e a piacermi molto.

 

Ci sono altre canzoni, altri musicisti, che si “ascoltano” all’interno del suo romanzo? Quanto è importante una buona colonna sonora per un libro? E quante altre citazioni, forme d’arte, visioni o suoni ci sono dentro L’anarchiste?

 

Ci sono gli Afterhours, citati anche loro fra i ringraziamenti. C'è la canzone francese classica (c'è molta Francia, si capisce dal titolo direi). Montand, la Piaf. E poi il classico che mi risana quando scrivere diventa ferita e in questo caso è stata profonda davvero, quindi Bach. Credo che la colonna sonora sia importante. Che quella dello scrittore debba rimanere solo un suggerimento per il lettore, un "sottotraccia". Ogni lettore deve aggiungere la sua musica.

Le citazioni e le visioni sono tante. Le direi troppo caro Nardini. Lei vuol sapere troppo. E avevo giurato di limitare le mie parole destinate al web.

 

Sulla soglia dei quarant’anni ha scritto ciò che considera il suo libro migliore. Cosa è cambiato, nella sua scrittura, dai tempi de La sottomissione di Ludovica e di Hot line ad adesso?

 

Vivo. Poi scrivo. Sono cambiata io ed è cambiata la scrittura. Cosa, non lo posso dire. É orribile uno scrittore che si auto analizza.  Io penso alle storie. Il resto lo diranno i lettori.

 

 

 

Senta, parliamoci chiaro: scrivere erotico non sempre significa riuscire a ricreare le stesse emozioni provate, riuscire in qualche modo a eccitare. Lei ci riesce, sempre. Ma come?

 

Scusi Nardini, ma mi conosce personalmente, ha ricordato le nostre serate e se lo domanda? Mi stupisce. Credevo le fosse chiaro che di persona e per iscritto eccitazione e seduzione sono i miei elementi costitutivi. Le basi fondanti. O no?

 

Per concludere: lei ha raccontato (e sta raccontando) tutte le varie forme d’amore e di sessualità, affrontandole soprattutto da un punto di vista psicologico. Ora, in genere si chiede il contrario, ma sarebbe troppo scontato, per una come lei. Allora, ci dica: come deve fare un uomo per conquistare un altro uomo, e una donna per conquistare un’altra donna?

 

Ah, non lo so Nardini, vado a istinto. Io ho conquistato donne senza volerlo e senza fare nulla. Bello. E volontariamente cerco di sedurre solo uomini gay e bisex essendo la sessualità un fatto di testa ed essendo io una donna-gay. Solo quel tipo d'uomo mi attira (escluso il primo ministro francese Dominique de Villepin, l'uomo più bello del mondo, lo vorrei anche se fosse totally etero, anzi lo voglio). Conosco bene il mondo gay maschile. Le dark room di certi locali sono state il mio territorio di formazione "letteraria", sul serio. Ma nel libro tutto questo c'è e anche di più. Molto di più.

 

La ringrazio, è stata gentilissima e luminosa come sempre, una vera V.I.P.!

 

E vedrà che roba con le ciabatte griffate che spero Briatore mi farà avere. La saluto.