di Maurizio Fiorino

 

 

L’ho comprato perché mi piaceva la copertina, così scarna, nuda, e perché ero rimasto affascinato dalla trama, ma – ammetto – non avevo mai sentito il nome dell’autore. Prima di leggerlo navigo un po’ su Internet e mi imbatto in questo sito: www.giovanniarduino.com. Visito la sezione “Album fotografici”. Eccolo, è lui. Un ragazzo rasato, gli occhiali caratterizzati da una montatura spessa e nera come la pece, la mano tatuata, sembra un cuore, non so, non mi interessa saperlo. Voglio leggere il libro, l’autore mi ha incuriosito e non poco. Su Internet è una star. “Un caffé e un paio di sigarette e finirò di leggerlo”, dico tra me e me. In un pomeriggio l’ho letto, la notte poi l’ho riletto, la mattina dopo ho riflettuto su alcune frasi che avevo sottolineato, dopo pranzo l’ho riletto ancora un’altra volta. Chiudimi le labbra ti ruba le ore di studio, le ore di sonno, le ore in cui hai qualcosa importante da fare ma non la fai: sei prigioniero. Prigioniero delle sue parole, della sua magia, della sua perversa innocenza, del suo silenzio. Sissa e Martina si incontrano per la prima volta al centro medico. Sissa è afflitta da una malattia che le divora il corpo. La voce di Martina è dolce come un soffio sulla nuca. Sissa vorrebbe che qualcuno l’abbracciasse, anche se ha paura che questo qualcuno potrebbe farle male. Martina ha la pelle tesa e sottile. Entrambe donne, entrambe bambine. Non si sa. «Io di anni ne ho pochi, dal momento della diagnosi non li ho più contati ed erano quindici o diciotto o cento. […] Martina aveva più o meno la mia stessa età, diciotto anni o venticinque o un secolo». Filo conduttore del romanzo è la bellissima Don’t Explain di Billie Holiday, cantata da Martina nella sala d’attesa del centro medico, cantata così dolcemente tanto da attirare l’attenzione di Sissa. Tanto da farla innamorare. Chiudimi le labbra, non spiegare nulla. Dimmi soltanto che rimarrai. Sei la mia gioia e il mio dolore, non spiegare nulla. Entrambe sole, entrambe fuori posto, entrambe tragicamente diverse da tutto e da tutti. Chiudimi le labbra è un romanzo straziante, siringa che ti entra nelle vene e ti inietta un liquido anestetizzante, e tu rimani lì, riga dopo riga, fermo e immobile con gli occhi puntati sul corpo debole di Sissa e su quello pieno di lividi di Martina, e vorresti reagire, entrare nella storia e cambiare il corso degli eventi. Ma non puoi, imbambolato e stordito come sei. Quindi devi sopportare una storia d’amore senza un vero inizio ma con una fine, una storia d’amore interrotta da un brusco temporale. Una storia d’amore che è come un tatuaggio che fa male, che senti l’ago nella pelle e ne soffri. Si vede la luce nell’ultima pagina, quando l’autore annuncia: «Ora il libro è vostro». Ma anche li vorresti reagire, anche lì vorresti rispondere. «Il tuo non è un dono ai tuoi lettori, Giovanni. Il tuo è un dono alla Letteratura».

 

 

Maurizio Fiorino: Chi eri prima di diventare Giovanni Arduino “lo scrittore”? Che tipo di infanzia hai avuto? Divoravi libri o giocavi a calcetto sotto casa?

 

Giovanni Arduino: Non ho mai giocato a calcetto, lo confesso. O forse più tardi, non ricordo. Comunque, non durante l'infanzia. Fino ai dodici, tredici anni ho divorato soprattutto fumetti. Mio zio ne aveva una biblioteca piena. Non esistevano letture proibite. Potevo scegliere quello che più mi piaceva. Andavo pazzo per Valentina di Guido Crepax, Barbarella di Jean-Claude Forest, il Jacovitti più surreale. Poi è arrivato il cinema (horror spagnoli anni Sessanta in una sala minuscola vicino a casa) e poi, parecchio più in là, i primissimi romanzi (Charles Bukowski e Stephen King in testa, che all'epoca veneravo come semidei con tanto di sacrifici umani).

 

Poi arrivò “Mai come voi”. Un ragazzo e una ragazza che si vestono sempre di nero, una casa abbandonata tra i boschi, uno sconosciuto in una capanna, il mistero. Il libro diventa culto. Tu diventi uno scrittore di successo e la critica ti elogia. “Il Tim Burton della letteratura italiana”. Come rivivi quei momenti?

 

Mi ha fatto piacere perché il successo (molto molto molto relativo, intendiamoci: nessun scrittore italiano abita in megavilloni con piscina a forma di cuore) è arrivato per un romanzo firmato con il mio nome. Come Jonathan Snow, un mio pseudonimo, avevo già conosciuto un ottimo riscontro con Il regalo più bello, pubblicato in quasi tutto il mondo, però... però, poche palle, è diverso, tutto qui.  Soprattutto, per Mai come voi, e ancor più adesso con Chiudimi le labbra, sto ricevendo lettere, e-mail bellissime che arrivano da dentro, dal profondo.  E nel profondo toccano.

 

Jean Michel Basquiat diceva sempre che già a 17 anni era convinto che sarebbe diventato famoso. È stato così anche per te?

 

Assolutamente no.  A diciassette anni confezionavo microfanzine a fumetti con disegni abbastanza orribili e a tiratura superlimitata, venti copie quando si andava di lusso. Sarebbe stato difficile, oltre che da dementi, pensare a fama & successo.  D'altra parte, lo sarebbe (lo è) anche adesso.

 

Leggo che hai scritto vari libri sotto i più svariati pseudonimi. Lo faceva anche Colette, poiché timorosa delle opinioni della gente. Tu perché hai scelto di scrivere per lungo tempo racconti che non portavano il tuo vero nome?

 

Per timore, è vero. Per comodità: morto uno pseudonimo se ne fa un altro. Per mettere ordine: "allora, Jonathan Snow scrive certi romanzi, tipo fiabe moderne, Joe Arden fa horror/noir/gotico...". Per sfizio, per divertimento. Poi alla fine, inevitabile (almeno per me),  il nome "vero" salta fuori. Con tutto quello che può portare.

 

Ossessivo, questa è forse la parola giusta per definire, io penso, il tuo secondo romanzo: “Chiudimi le labbra”. Io l’ho trovato di una bellezza sconvolgente, e con me migliaia di lettori. Cos’è “Chiudimi le labbra”?

 

E' una storia d'amore. Di superamore,  come ha scritto Andrea Di Consoli su L'Unità, definizione che mi è piaciuta moltissimo. Oltre i sessi, oltre la ragione, oltre e al di là di tutto. Ossessivo, sicuro, perché l'amore è anche ossessione, come nella vita, come nei romanzi, nei film. Il mese scorso ho rivisto in dvd Betty Blue di Jean-Jacques Beineix, e mi è sembrato ancora più bello, ancora più necessario e fondamentale.

 

Filo conduttore di “Chiudimi le labbra” è “Don’t Explain”, di Billie Holiday. Credi  che la musica sia un mezzo talmente “potente” da unire due persone?

 

Sì. La musica è un formidabile collante. Non per niente ci si ritrova fuori dai negozietti di dischi o, meno spesso, ai concerti. Vedi anche le famigerate cassettine, i mix tape (o compile in cd, o quello che vuoi, basta che vengano confezionate personalmente) che segnano l'inizio di una storia, di un legame.

 

Ho notato un linguaggio molto “studiato” in “Chiudimi le labbra”. Particolare attenzione al ritmo, alla musicalità. Sembra una canzone che cresce, cresce fino ad esplodere, generando un canto d’amore ossessivo. Come se la scrittura tesa, nervosa, volesse amalgamarsi con la trama del libro. Cos’è per te la scrittura?

 

La musicalità mi viene spontanea. Grazie al cielo. Probabilmente un dono. Puro culo. Il senso del ritmo, della frase. Poi nella scrittura c'è anche artigianato, ma ormai i libri che sono quello e basta,  solo capacità e conoscenza tecnica, non riesco più a farmeli piacere. Mi sembrano dei collage, dei copia-incolla, forse perfetti (e sottolineo il forse) , ma assolutamente senza cuore.  Inutili.  Talvolta disonesti.

 

Un’altra cosa che ho notato è una tua devota descrizione di ogni dettaglio, o meglio una trascrizione accurata di ogni più minuzioso particolare. L’effetto è simile a un film, come se ogni lettera fosse un pezzo di pellicola. Sei d’accordo?

 

Probabilmente è l'effetto della mia tendenza a sottrarre, che in parte equivale a un montaggio di tipo cinematografico. Denso e assieme sintetico. A me piace.

 

Come sono nate Sissa e Martina? Ti sei ispirato a persone realmente esistenti o la loro origine è tutto frutto della fantasia?

 

Sissa era il nomignolo di una mia compagna di giochi estivi persa nel tempo, Martina la figlia di uno dei miei più cari amici, morto durante la scrittura del romanzo. I nomi sono venuti fuori così. Non credo che le vere Sissa & Martina c'entrino molto con quelle del libro. Non si può mai dire con certezza, però. 

 

C’è un messaggio in “Chiudimi le labbra”? Mi spiego meglio: hai semplicemente raccontato la storia di Sissa e Martina oppure hai “usato” Sissa e Martina per diffondere un messaggio?

 

Non mi piacciono i libri a tesi.  In Chiudimi le labbra si menzionano la massiccia overdose di dati inutili da parte dei media, che ci può far stare male,  e il cattivo utilizzo/diffusione delle informazioni, ma è parte della trama, non è (e non vuol essere) il perno attorno a cui ruota il romanzo.  Io seguo i personaggi, con tutto quello che può loro accadere;  in questo caso in particolare,  la nascita di un amore.

 

Credi che in un’era “multimediale” un libro possa avere ancora la funzione di far riflettere e di insegnare qualcosa?

 

Una funzione di pausa. Di virgola. Riflessione, anche. Insegnamento, forse.  Ora più che mai, il libro in quanto tale mi sembra indispensabile.

 

Hai un Dio? Segui un’ideologia? In cosa credi?

 

Spero ma non credo.  Da piccolo credevo in un Dio cattivo e vendicativo, tra Antico Testamento e vecchio horror della Marvel. Poi, mah. Le ideologie, soprattutto quelle politiche, mi sono sempre servite a poco.  Non come placebo, sicuramente non come panacea. Continuo a sperare che niente (o quasi) possa andare storto a tutti quelli che mi sono vicini. Un po' melenso e ovvio, magari, ma pazienza.

 

Montale, Pasolini e Moravia sono morti, e con loro è morta anche la letteratura. Così dicono i critici. Sei d’accordo?

 

E' facile non esserlo. Anche se comprendo certe voglie apocalittiche, soprattutto quando uno entra in libreria e viene sopraffatto da enormi pile di carta.

 

Ci sono degli autori che ti hanno colpito, che hanno influenzato il tuo modo di scrivere, di vedere le cose, di percepire i sentimenti e le emozioni?

 

L'elenco sarebbe lunghissimo, anche perché non comprenderebbe solo scrittori. Così, disordinatamente, una lista della spesa senza tante spiegazioni: John Fante, Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Tommaso Landolfi, Matteo Curtoni,  Davide Toffolo, Stephen King, Banana YoshimotoAdrian Tomine, Georg Trakl, Rainer Maria Rilke, Ramones, Eels, Mike Ness, Bright Eyes, Boris Vian, Andrew Vachss, Tim Burton, Ki-duk KimGregg Araki... 

Da qualche anno sto leggendo parecchia letteratura young adult (grosso modo, "per ragazzi") americana, e c'è questa Francesca Lia Block che è fantastica, agrodolce, cupa e solare.  Ultimamente mi è piaciuto Io ti attacco nel sangue di Clara Nubile, davvero grande e nuovo, magico e intrigante.  E poi L'odore del tuo respiro di Melissa P., che ha brani di una forza dirompente, con buona pace degli immancabili avvoltoi. Due titoli Fazi/Lain, lo stesso editore del mio romanzo? Non fa fine? Bah, tanto peggio.

 

Vuoi aggiungere qualcos’altro?

 

L'indirizzo del mio sito (www.giovanniarduino.com) e la mia e-mail (giovanni@giovanniarduino.com). Chi volesse proseguire il discorso, può trovarmi lì. Arrivederci e, naturalmente e forse banalmente, grazie.

 

 

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Chiudimi le labbra

di Giovanni Arduino

 

Sissa incontra Martina in un centro medico. Colpo di fulmine. Martina la invita a casa. E’ contenta della compagnia di Sissa, ma quasi non la tocca. Sissa si stabilisce da lei, vivendo in un ambiente sospeso e ovattato. Iniziano ad andare insieme dal dottore. Sissa si sente meglio, lontana dal carico opprimente di informazioni che l’ha fatta ammalare. TV, internet e giornali sono un pericolo, la sua mente e il suo corpo incapaci di elaborare notizie e dati che ormai sono troppi e troppo veloci. Per Martina sono di peso gli incubi che continuano a perseguitarla e il costante ricordo della morte del fratello. Tenta di fuggire intonando per l’amica vecchie canzoni di Billie Holiday, cercandone la compagnia ma non un contatto più profondo, accettando incontri violenti con sconosciuti, pugni e lividi al posto di carezze. Sissa e Martina sono inadatte a questo mondo, si sentono fuori posto. Magico, lirico ed erotico, Chiudimi le labbra angoscia e incanta.

 

www.giovanniarduino.com

 

Intervista di Maurizio Fiorino